“La mia forza e la mia debolezza: quando la vita ti spezza… e poi ti ricostruisce”
“Ci sono storie che non si scelgono. Arrivano all’improvviso, senza bussare, e cambiano tutto. La mia è una di quelle. Fino a quel momento la mia vita era fatta di lavoro, obiettivi, quotidianità. Poi, in un attimo, tutto si è fermato. Il mio corpo ha iniziato a non rispondere più, le gambe a cedere, la forza a scomparire. Quella che sembrava una giornata normale si è trasformata nell’inizio di un percorso che mi avrebbe cambiato per sempre. Mi sono ritrovato in un letto d’ospedale, immobile, in silenzio, con una sola domanda: perché proprio a me? Mi è stata riscontrata una malattia rara, la CIDP, Polineuropatia infiammatoria demielinizzante cronica. La malattia è arrivata come uno tsunami, improvvisa, violenta, capace di portarsi via ogni certezza. In quei momenti capisci davvero quanto la vita sia fragile, quanto sia sottile il confine tra ciò che sei e ciò che potresti perdere. È stato uno dei periodi più difficili della mia vita.
Un giorno, quando ero ancora in ospedale, ho ricevuto in regalo un quadro che raffigurava Padre Pio. Per molti potrebbe sembrare un semplice oggetto, per me no. Quel quadro è diventato il mio compagno di viaggio, il mio rifugio, la mia forza nei momenti di debolezza. È qualcosa che porto sempre con me, perché rappresenta una presenza viva, una protezione, una speranza. Da quel momento Padre Pio è stata una presenza costante al mio fianco, forte, silenziosa, Non è semplice spiegare cosa abbia rappresentato per me. Non si tratta solo di fede, ma di qualcosa di più profondo. Una guida, un punto fermo nei momenti in cui tutto sembrava crollare.
Se l’ospedale è stato l’inizio della mia battaglia, la riabilitazione è stata la vera guerra, il vero campo di battaglia. Il percorso che ho intrapreso e che continuo ancora oggi presso il Presidio di O
rta Nova della Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio rappresenta una delle pagine più importanti della mia rinascita. La fisioterapia non è solo esercizio fisico. È dolore, fatica, costanza. Ho dovuto imparare di nuovo a fare cose che prima erano naturali, come lo stare in piedi e camminare. Ricordo ancora i miei “secondi primi passi”. Sembravano piccoli, insignificanti… ma per me erano enormi. Ogni passo era una conquista, una vittoria. Sono profondamente grato alla Fondazione, perché lì non ho trovato solo un percorso riabilitativo, ma un vero progetto costruito su di me. Un piano fatto di esercizi, sacrifici, allenamento costante, pensato per aiutarmi a riprendere in mano il mio corpo… e la mia vita. La malattia mi ha tolto tanto, è vero. Ho capito che si può essere più deboli fuori… ma incredibilmente più forti dentro.”
Ivan ha parlato di questa sua esperienza di vita in un libro: “La mia forza e la mia debolezza”.
“Non è solo un racconto: è una liberazione. Scrivere è stato il mio modo per dare un senso al dolore, per non restare intrappolato nella paura. Ho messo nero su bianco le mie fragilità, le mie paure, ma anche la mia voglia di reagire, di non arrendermi. Perché, alla fine, la vera forza non è non cadere… ma trovare il coraggio di rialzarsi ogni volta.”
In aggiunta al libro ha aperto anche uno spazio sul web.
“Abileconte.it. non un semplice sito ma un luogo dove si raccontano storie autentiche, dove la disabilità non è un limite ma una condizione da comprendere, affrontare e superare. Un
progetto che nasce con uno scopo preciso: creare consapevolezza e dare forza agli altri, dimostrando che dietro ogni difficoltà esiste una possibilità.”
“Ogni giorno nel mondo della riabilitazione incontriamo storie di dolore da cui hanno inizio grandi storie di rinascita” ha commentato la Dr.ssa Daniela Armillotta, Dirigente medico del Presidio di Orta Nova della Fondazione Centri di riabilitazione Padre Pio ETS. “Ogni piccolo recupero e ogni ritorno graduale al quotidiano rende sempre felici non solo i pazienti, ma anche noi riabilitatori. Il desiderio del sig. Loriso di condivisione e solidarietà è il cardine della sua esperienza di rinascita dal dolore. La sua testimonianza non solo fa riflettere, ma spero contagi tutti i pazienti e lettori del suo libro.”
https://www.fondazionecentripadrepio.it/elenco-presidi/orta-nova/
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o Nadia Berteramo, ho 55 anni e nel 2003 sono rimasta vittima di un incidente stradale che mi ha provocato un trauma midollare incompleto con conseguente paralisi degli arti inferiori.
Ma tra tutti i traguardi che ho già raggiunto, il più importante ed insperato è stato quello di aver accompagnato mio figlio all’altare nel giorno del suo matrimonio, una gioiosa e sospirata ricompensa per la costanza e il forte desiderio di autosufficienza che insieme al fisioterapista ho sviluppato in circa 12 anni di riabilitazione domiciliare.
un po’ difficoltosi dovendo digerire l’inizio di questa parentesi di vita, ma grazie alla positività di tutto il personale del centro, ora come ora mi sento di essere frutto di un miracolo. In particolare tutta la sala robotica, i fisioterapisti Matteo e Lucia, la terapista respiratoria Costanza, i terapisti occupazionaliMichele Pompilio e le colleghe, la psicologa dott.ssa Mischitelli, un grazie per lo svago musicale in musicoterapia e a tutte le terapiste del sorriso, ringraziamenti d’obbligo anche ai vari OSS ed infermieri del padiglione giallo di cui facevo parte, soprattutto ai dottori quali dott. Chiaramonte, dott.ssa Caroleo, ma un grazie di cuore va alla dott.ssa Gatta per lasua grande disponibilità, pazienza ed attenzione lungo tutto il mio percorso. Un ringraziamento finale va anche alle suore che mi hanno sostenuto nella preghiera e nella fede durante tutto il mio percorso. Senza ognuno di tutti i nominati non sarei riuscito a raggiungere i risultati ottenuti. Con affetto ed un abbraccio immenso vi saluto, sperando di rivederci presto al meglio” conclude Antonio.
e impotenti: così ci siamo sentiti tutti noi” scrive Rosaria. “Maria ha 46 anni, non deambula ma ha una intelligenza fuori dalla norma. Negli ultimi anni i suoi muscoli contratti e le posture sbagliate date dalle patologie di cui è affetta, le hanno provocato dolori lancinanti. Sono stati anni difficili, complicati ma non ci siamo mai arresi, mai! Abbiamo pensato che un percorso riabilitativo potesse migliorare il suo stato, pieni di speranza ma consapevoli che sarebbe stato difficile ottenere grandi risultati.”
e, inizialmente scettica, priva di speranza e rassegnata. Ha ridato vitalità e forza ai miei genitori e soprattutto ha fatto provare a Maria l’emozione di stare in piedi, di abbandonare, anche se per pochi secondi, la sua sedia a rotelle e gioire. Non smetterò mai di provare gratitudine nei suoi confronti. Ho pianto e piango ancora nel vedere le foto che abbiamo scattato e che traducono la forza della vita”.