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Dalla paura di non farcela al matrimonio, il sogno di Valentina diventa realtà

Dalla paura di non farcela al matrimonio, il sogno di Valentina diventa realtà

Una vita normale. Aspirazioni, desideri e famiglia. Poi il buio, all’improvviso. Un’emorragia cerebrale rimette tutto in discussione, risucchiando ogni cosa in un vortice di paura. La paura di non farcela. Per Valentina Ingrosso, una ragazza solare di Bari, inizia un calvario negli ospedali pugliesi: prima 12 giorni di coma e due interventi al Policlinico di Bari, poi due mesi di ricovero a Lecce.

In questi giorni durissimi, dopo il limbo tra la vita e la morte, nasce l’idea di convolare a nozze con l’amore della vita, Iose Tommasicchio. Ma il quadro clinico è ancora difficile e la data del matrimonio, il 31 gennaio, non è molto lontana da quella delle dimissioni dall’ospedale. Per la riabilitazione, le viene segnalato il centro di eccellenza gli Angeli di PadrePio, a San Giovanni Rotondo. Valentina accetta di iniziare il ciclo l’11 dicembre scorso.

“Avevo un po’ paura di non riuscirci – racconta con la voce spezzata dall’emozione e dalla fatica del recupero -, ho trascorso momenti difficili. Ma quando sono arrivata a San Giovanni Rotondo – struttura che mi avevano riferito essere la migliore per il trattamento del mio caso – ho cominciato ad acquisire fiducia, ho cominciato a credere che avrei potuto sposare l’uomo della mia via sulle mie gambe”.

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Quell’uomo non è fuggito, come accade troppo spesso soprattutto quando il “caregiver” è la componente maschile della coppia. Ha sostenuto i suoi progressi rapidi, grazie ai robot della fondazione e alla professionalità del personale. La fine del percorso, il 27 gennaio, è diventato così il giro di boa per la sfida che tiene dentro tutto: l’eccellenza nella sanità, l’amore e il fortissimo sostegno morale della famiglia.

Senza quest’alchimia, difficilmente si riesce ad uscire da un tunnel così buio. “Sono stata la prima ad accogliere Valentina nella nostra struttura – ha spiegato la fisioterapista Tina Milone -, la sua prima terapia era con me. Ricordo questa ragazza bellissima dallo sguardo malinconico, ricordo in particolare i suoi occhi sbarrati, quasi spaventati. Era una ragazza insicura, impaurita, che non si fidava di me, non si fidava di noi, probabilmente in quel momento non si fidava neppure di se stessa. Aveva bisogno del calore familiare accanto, anche in quel momento. Sapevo che tutto ciò che volevo, in quella fase, era proteggerla, incoraggiarla”.

Poi qualcosa di speciale è accaduto. “Col passare del tempo ho visto Valentina cambiare – racconta Milone -. Ho visto comparire sul suo viso i primi sorrisi e la determinazione. Ha iniziato a fidarsi, ad aprirsi. Qui è iniziata la svolta. Ho capito che Valentina aveva bisogno di ritrovarsi, perché per qualche tempo aveva vacillato, aveva perso il suo lato forte. La ripresa è stata una straordinaria metamorfosi. Valentina è tornata ad essere una donna forte, un pilastro e un esempio per sé e per gli altri”.

Il simbolo di questa rinascita sono i suo passi, allo stesso tempo lenti e decisi verso l’altare. L’abilità ritrovata. Lo sguardo e l’anima indissolubilmente intrecciati al suo uomo e alla sua famiglia, sulle note soavi della musica, come una poesia di luce in fondo a quel tunnel paratosi dinanzi all’improvviso in un giorno d’estate. Valentina ce l’ha fatta a vincere la sua sfida. Fieramente libera di sentirsi all’altezza delle grandi donne immortalate nel libro “Storie della buonanotte per Bambine Ribelli”, regalato dal personale degli Angeli il giorno delle dimissioni. Con una pagina bianca, l’ultima. Perché il futuro, ora, è tutto da scrivere.

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