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17-04-2015
LA PERSECUZIONE CONTINUA …

Il volume “Oboedientia et pax. La vera storia di una falsa persecuzione” del giornalista Stefano Campanella ricostruisce le accuse del Sant’Uffizio al Santo di San Giovanni Rotondo, rivelando documenti fino a oggi custoditi negli archivi vaticani, accuse a cui Papa Roncalli decise di non credere dopo aver ascoltato il giudizio dell’arcivescovo di Manfredonia Andrea Cesarano.

La vera notizia contenuta nel libro, inedita, è la visita apostolica di un solo giorno compiuta nel febbraio 1961 dal domenicano padre Paolo Philippe, futuro cardinale e consultore del Sant’Uffizio. Venne a San Giovanni Rotondo e interrogò Padre Pio. Scrisse una relazione, citata nel volume di Campanella, dai toni durissimi contro il santo del Gargano, certamente peggiore di quella già negativa redatta da monsignor Maccari e non solo …

Scrisse: «P. Pio mi è apparso come un uomo di intelligenza limitata, ma molto astuto e ostinato, un contadino furbo che cammina per la sua strada senza urtare i Superiori di fronte, ma che non ha alcuna voglia di cambiare […] egli non è e non può essere un santo […] e neppure un degno sacerdote. […] P. Pio è passato insensibilmente da manifestazioni minori di affettuosità ad atti sempre più gravi, fino all’atto carnale. E, adesso, dopo tanti anni di vita sacrilega, forse non si accorge più della gravità del male. Questa è la storia di tutti i falsi mistici che sono caduti nell’erotismo […]»

E ancora … «P. Pio non è solo un falso mistico, che è consapevole che le sue stigmate non sono da dio, e ciò nonostante lascia costruire tutta la sua “fama sanctitatis” su di esse, ma, peggio ancora, egli è un disgraziato sacerdote, che approfitta della sua reputazione di santo per ingannare le sue vittime», per cui, da «ex professore di storia della mistica», definiva «il caso di P. Pio la più colossale truffa che si possa trovare nella storia della chiesa».

Insomma, una requisitoria terribilmente negativa, anzi distruttiva frutto di un solo giorno di indagine e basata esclusivamente sulle relazioni precedenti. Una requisitoria fino ad oggi mai pubblicata.

Papa Giovanni lesse, ne rimase impressionato. Ma volle consultare ancora una volta l’arcivescovo di Manfredonia, suo antico amico. Il colloquio, eloquentissimo, è riportato nel volume di Campanella. Giovanni XXIII capì che le accuse contro Padre Pio erano false, costruite ad arte, fondate sul nulla. E diede ordine ai cardinali del Sant’Uffizio di non inasprire le sanzioni verso Padre Pio (da: www.unacasasullaroccia.com)

 

Non è il caso di aggiungere altro …