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22-04-2015
LA FONDAZIONE CONDIVIDE

Scrivono al Presidente Mattarella i familiari che si occupano di congiunti gravemente disabili: “ci conceda la Grazia”


Con una metafora che davvero fa rabbrividire, i Caregiver Familiari rivolgono un appello estremo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinchè conceda loro la Grazia. Grazia da quelli che possono essere considerati veri e propri arresti domiciliari. Sono la “prigione” di chi deve sacrificare la vita per occuparsi, giorno e notte, di un familiare gravemente disabile e non autosufficiente. E’ questa la realtà di molte famiglie che riunite nel Coordinamento Famiglie Disabili hanno deciso, appunto, di scrivere al Capo dello Stato per far conoscere cosa significa essere family caregiver, chiedendo infine di inserire tra le sue priorità la promozione del riconoscimento delle tutele minime di queste figure (tutele sanitarie, previdenziali ed assistenziali).


FAMIGLIA SOSTEGNO INESTIMABILE AL WELFARE - Nella lettera inviata il 7 aprile scorso, giornata  internazionalmente dedicata al “Lavoro Invisibile” (quello delle casalinghe, delle madri di famiglia e dei Caregiver familiari), il gruppo scrive: Il nostro onere – frutto di valori fondamentali come la famiglia e l’amore-  non prevede attualmente nel nostro Paese nemmeno l’accesso ai diritti umani fondamentali come il riposo, la salute, la vita sociale a causa del quotidiano svilimento della nostra Costituzione da parte di quelle istituzioni che – in una sorta di impunità ormai tristemente e supinamente tollerata dai più – giustificano la propria colpevole assenza a volte con l’ingovernabilità, a volte con la burocrazia soffocante, ma soprattutto, con una indisponibilità economica che preferisce investire nell’allontanamento  e ricovero coatto le persone che amiamo ed alla quale dovrebbero invece garantire il totale rispetto al loro diritto d'inclusione.


Non dovrebbe invece sfuggire, Signor Presidente, che in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea con l’esclusione della sola Italia, anche in quelli che vivono una situazione economica pesantissima, la figura del Caregiver familiare viene affiancata e sostenutacon leggi specifiche per permettergli di continuare a svolgere la propria importante funzione in condizioni umane accettabili, e quindi per lungo tempo, senza dover invece soccombere alla fatica, e a sostegno di quel Welfare che senza questo impegno crollerebbe insanabilmente.


RIDOTTE ASPETTATIVE DI VITA – Ricorda, il gruppo, non solo come la famiglia sia la spina dorsale del nostro sistema assistenziale, ma anche di come questo sforzo costi fatica e risorse vitali a chi se ne fa carico. Continua la lettera: Nel 2009 la ricercatrice Elizabeth Blackburn ha vinto il Premio Nobel per la Medicina con uno studio che ha scientificamente dimostrato che lo stress al quale sono sottoposti i Caregiver familiari riduce le loro aspettative di vita dai 9 ai 17 anni, rispetto al resto della popolazione, ma averlo reso noto a più riprese al potere legislativo e a tutte le istituzioni coinvolte non ha sortito alcuno di quegli effetti che sarebbero stati considerati doverosi altrove. Ne’ è stato peraltro previsto – ad ulteriore conferma della totale indifferenza nei confronti dei Caregiver familiari – il loro inserimento tra le categorie salvaguardatedalla Riforma Previdenziale che, basata sulle prolungate aspettative di vita della popolazione, ha invece incomprensibilmente esteso il loro impegno lavorativo che, non dimentichiamo si somma quotidianamente al lavoro di cura svolto per il proprio familiare.


IMPOVERIMENTO DELLE FAMIGLIE – Oltre a minare la salute dei familiari che si occupano del congiunto non autosufficiente, questa condizione impone spesso agli stessi di dover abbandonare il proprio lavoro per garantire quel sostegno assistenziale indispensabile alla sopravvivenza del loro caro colpevolmente ignorato dai servizi posti a supporto. In tutta la nazione – continua la lettera - vengono erogati a domicilio supporti minimali, sulla base di parametri incomprensibilmente differenziati sul territorio nazionale, spesso basati sulla patologia dell’assistito invece che sulla misurazione obiettiva del livello di sostegno necessario. Questo costringe  molte famiglie gravemente disabili ad un graduale impoverimento fino alla totale indigenzadisponendo unicamente delle sole, minime provvidenze che lo Stato eroga alle persone con disabilità. Provvidenze che – in considerazione delle cifre estremamente esigue e mai sufficienti nemmeno al mantenimento delle condizioni di cura legate alla disabilità ne’ a bonificare veramente quel divario che la nostra Costituzione impone ai legislatori di colmare – sono state addirittura prese di mira per trasformarle, agli occhi delle istituzioni italiane, in reddito ossia in ricchezza disponibile. Il riferimento è all’inserimento di indennità e pensioni  riconosciute a persone non in grado di provvedere a loro stesse , nel computo dei redditi per l’ISEE e del conseguente ricorso che ha dato loro ragione


A questo proposito, si legge nella lettera “(…) le istituzioni italiane stanno volontariamente ignorando come se anche la Giustizia, nel nostro Paese, non fosse più un punto di riferimento importante per tuttima un mero organo consultivo le cui decisioni possono essere o meno rispettate dallo Stato”.


“STATO DI SCHIAVITU’” – Continua la lettera: “Questa situazione sempre più gravosa per le famiglie Caregiver, ormai costantemente sotto il ricatto di veder sottrarre al proprio nucleo affettivo il familiare con disabilità per il ricovero in Istituto – e questo infierire su condizioni di fragilità  nel nostro Codice Civile viene definito “stato di schiavitù” alle cui moderne forme ha recentemente fatto riferimento anche Papa Francesco– le ha costrette quindi alla rinuncia di tutti quei diritti che nel mondo vengono considerati come “fondamentali” e irrinunciabili per potersi definire un Paese civile.
Non senza amarezza per la presa d’atto di un fallimento che è da considerarsi di tutti i Cittadini italiani e allo scopo di sensibilizzare l’Unione Europea, cui il nostro Paese deve riferirsi anche per queste criticità, i Caregiver Familiari italiani hanno avviato una raccolta firme, che ha finora raccolto decine di migliaia di adesioni, inserita negli atti della Commissione UE per le Petizioni perché l’Italia venga sollecitata a trasformare le dichiarazioni di intenti relative alla valorizzazione delle famiglie e delle donne, in provvedimenti specifici che non si limitino a meri proclami politici ma che mirino veramente ad uscire da un periodo di gravissima crisi senza che a pagarla siano le fasce di Cittadini italiani più fragili ed indifese”.


LE RICHIESTE AL PRESIDENTE – Infine l’appello: Chiediamo pertanto a lei, nostro Presidente della Repubblica, nella sua funzione di Garante della Costituzione italiana, che inserisca tra le sue priorità la promozione del riconoscimento delle tutele minime dei Caregiver familiari– quali quelle  sanitarie, previdenziali ed assistenziali – in considerazione del lavoro di cura che essi somministrano quotidianamente e senza soluzione di continuità pur senza accesso a ferie, riposo notturno garantito, festività e nemmeno alla possibilità di ammalarsi… In considerazione, infine, del fatto che noi Caregiver familiari, siamo spesso rinchiusi, insieme ai cari di cui ci curiamo, nelle nostre case in una condizione di arresti domiciliaripur senza aver commesso alcun reato, ci rivolgiamo a lei  per chiedere di poter accedere all’Istituto della Grazia, che solo il Presidente della Repubblica nel nostro Paese può concedere, perché venga restituita, ai nostri familiari e a noi stessi, quella libertà che ci è stata sottratta senza alcuna condanna né processo giudiziario.


Ritenga a sua disposizione una delegazione di Caregiver familiari che – compatibilmente con la propria difficile condizione – faranno di tutto per partecipare personalmente ad un eventuale incontro di approfondimento che la preghiamo di NON estendere a realtà che – pur arrogandosi autonomamente il diritto di rappresentarci – mai hanno nemmeno tentato di abbozzare una seppur minima denuncia della nostra particolare ed impegnativa condizione umana.

(da: www.disabili.com)